La Cina non è solo leader mondiale nella produzione di pannelli solari: ha praticamente costruito la sua industria energetica sulla base di essi. Dopo anni di attenzione alla massiccia espansione dei pannelli di silicio, il Paese ha rivolto la sua attenzione a una tecnologia più promettente: le celle solari in perovskite.
Il problema? La loro produzione su larga scala è stata finora un’enorme sfida tecnica. Tuttavia, risolvere questo puzzle è una questione strategica per la Cina, e tutto indica che ha appena trovato il pezzo chiave che mancava.
Il pezzo mancante
Dopo tre anni di lavoro, un gruppo di ricercatori del Changchun Institute of Applied Chemistry, parte dell’Accademia cinese delle scienze, ha trovato una soluzione che potrebbe fare la differenza: uno strato ultrasottile che migliora il flusso di elettricità nelle celle solari di perovskite. È così che sono riusciti a migliorare le prestazioni dei pannelli, a durare più a lungo e, soprattutto, a essere prodotti in serie. E questo è il pezzo che mancava a questa tecnologia per fare il salto verso il mercato globale.
In termini più tecnici, la scoperta, pubblicata sulla rivista Science, ha creato una “molecola a doppio radicale autoassemblante” che funge da strato di trasporto delle lacune (HTL). Questo strato intermedio è essenziale per il corretto funzionamento dei dispositivi solari, in quanto facilita il movimento delle cariche positive generate dalla luce.
Secondo i test condotti dal team del ricercatore Zhou Min, il nuovo materiale raddoppia di gran che la velocità di trasporto dei vettori in condizioni simulate. E la cosa più sorprendente è che i dispositivi realizzati con esso offrono prestazioni praticamente inalterate anche dopo migliaia di ore di utilizzo continuo.
Il nocciolo della questione
Le celle solari in perovskite fanno notizia da anni. E non c’è da stupirsi: sono economici, leggeri, efficienti e così versatili da poter essere installati su facciate, finestre o tessuti. Tutto indicava che sarebbero stati i successori naturali del silicio. Ma c’era un problema che rimaneva irrisolto: la sua fragilità e la complessità della sua produzione su larga scala.
In questo modo, questo nuovo materiale affronta entrambe le sfide. Da un lato, fornisce una maggiore stabilità, che resiste al degrado nel tempo. Dall’altro, può essere prodotto in modo semplice e uniforme, anche su grandi superfici, senza perdita di qualità. Inoltre, secondo Interesting Engineering, l’innovazione ha ricevuto la certificazione di efficienza dal National Renewable Energy Laboratory (NREL) degli Stati Uniti, che le conferisce un supporto tecnico cruciale oltre i confini della Cina.
Chi cerca, trova
La Cina non vuole ripetere il crollo di saturazione che ha sperimentato con il silicio. Questa volta punta più in alto e più lontano: non solo dominare la produzione, ma anche perfezionare la prossima generazione di pannelli solari. Con questo progresso, la perovskite non è più una promessa lontana a diventare una realtà tangibile. Se la tecnologia può essere ampliata commercialmente, come già pianificato dai team di ricerca, potremmo assistere all’inizio di una nuova era solare: più pulita, più efficiente e più accessibile a tutti.
( fontes: xataka )



